Roma, 10 marzo 2008 - «La Federazione fra ABI e ANIA costituisce una semplificazione della
rappresentanza delle forze sociali, utile a ridurre quella frammentazione degli interessi che è
spesso additata come una della cause di difficoltà dell’Italia a procedere speditamente nei processi
di modernizzazione e liberalizzazione. Stupisce quindi che il Presidente dell’Autorità Antitrust ne
dia un giudizio pregiudizialmente negativo, parlando addirittura di patto scellerato, un’espressione
grave e del tutto impropria, anche alla luce di precisi diritti di libertà di associazione
costituzionalmente garantiti». È questa la replica che ABI e ANIA hanno diffuso oggi
all’intervista rilasciata domenica ad un quotidiano dal Presidente Antonio Catricalà.
«Una rappresentanza sociale meno frammentata, a tutti i livelli, è un passaggio importante per
superare eventuali particolarismi e poteri di interdizione e porre al centro del dialogo con le
istituzioni e con i consumatori gli interessi generali del Paese. Questa logica dovrebbe dunque
essere accolta con favore da chiunque auspichi un’Italia più aperta, meno frenata da interessi
particolari, più concorrenziale».
«Proprio per questi motivi, lo statuto della Federazione ABI-ANIA enuncia come proprio scopo
quello di “promuovere il ruolo dell’industria bancaria e assicurativa” coniugandolo “con gli
interessi generali del Paese”, nella piena consapevolezza “che un sistema finanziario moderno ed
efficiente è condizione indispensabile per lo sviluppo sostenibile dell’economia e della società
italiana”. E fare questo significa, sempre in base allo Statuto, “promuovere la tutela della logica di
impresa e la cultura della concorrenza” nonché “chiarezza e trasparenza, al servizio dei
consumatori e dei risparmiatori».