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occupazione in crescita
 

Cresce l’occupazione in banca (1%), nel 2006, e si rafforza la qualità del lavoro arrivando a impegnare il
32% di laureati sul totale dei dipendenti bancari (nel 2005 erano il 25%). Si consolida anche il processo di
crescita del personale femminile (40% del totale occupati a fine 2006, con un aumento di 3 punti
percentuali delle medesime nell’ultimo triennio).

Sono questi alcuni dei dati che emergono dalla quindicesima edizione del Rapporto ABI 2007 sul mercato
del lavoro nell’industria finanziaria, presentato oggi a Roma dal Presidente dell’ABI, Corrado Faissola. Si
tratta di un ampio quadro della posizione competitiva delle banche italiane attraverso l’analisi del
confronto internazionale, la gestione delle risorse umane e il peso delle strutture di costo nella sfida con i
principali competitor europei.

Nel corso del 2006 si è intensificato il processo di internazionalizzazione dei gruppi bancari italiani, anche
alla luce della nuova fase di rafforzamento del settore realizzato nell’ultimo biennio. In questo scenario
competitivo, nonostante le operazioni di razionalizzazione della gestione del personale ed il recupero di
efficienza che ne è conseguito, resta un divario con i maggiori concorrenti europei riferito soprattutto ai
principali indicatori di costo che continuano a pesare nella sfida per la crescita: il costo unitario del lavoro
in Italia è risultato in crescita rispetto al 2005 e pari a 71.000 euro (media semplice dei valori riferiti ai
principali gruppi bancari). Un valore superiore di circa 13.000 euro a quello dei gruppi spagnoli e inglesi, di
11.000 rispetto a quello dei gruppi francesi o della media europea.

Il rapporto del costo del lavoro sul margine di intermediazione è pari al 39%, ben al di sopra della media
europea a 25 Paesi (34%), mentre la Spagna si attesta al 30%, la Gran Bretagna al 31%, la Francia al 34% e
la Germania al 38%. Lo stesso vale per il rapporto del costo del lavoro sui costi operativi: in Italia l’indice,
pari al 61% risulta particolarmente elevato rispetto alla media (54%), e soprattutto nel confronto con le
banche degli altri 4 grandi mercati bancari europei (Francia, Germania, Uk e Spagna) per i quali si oscilla
tra il 53% e il 58%.

L’assetto stabile che emerge dal nuovo contratto dei bancari, in termini di certezze dei costi a medio
termine per le banche e stabilità delle regole nelle relazioni sindacali, pone le basi per lavorare al meglio su
questi differenziali e proseguire sui processi di riorganizzazione aziendale ed integrazione europea.
Per Corrado Faissola “continuare ad conciliare le esigenze di competitività delle imprese bancarie con
quelle dei lavoratori, come dimostrato nel recente rinnovo contrattuale, resta un fattore fondamentale. Su
questo poggia il bagaglio di efficienza e solidità necessarie sul terreno di confronto europeo”. Ciò per il
Presidente dell’ABI significa anche che con la riforma degli ammortizzatori sociali in discussione “non si
ostacoli la piena funzionalità del Fondo esuberi, totalmente autofinanziato, che ha consentito di gestire
processi di riorganizzazione aziendale senza conflitti e oneri per la collettività”.

Alla presentazione del Rapporto ABI da parte di Giancarlo Durante, Direttore Centrale ABI –
Responsabile Area Sindacale e del Lavoro e Luigi Prosperetti, Ordinario di Politica Economica
all’Università degli Studi di Milano, hanno fatto seguito gli interventi di Paolo Mottura, Ordinario di
Economia dei mercati e degli intermediari finanziari all’Università “Bocconi” di Milano, di Gianni Geroldi,
Consigliere del Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale Cesare Damiano.

 
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